Cartografia finalizzata e Aerotopografia archeologica.

La via Traiana e la centuriazione attribuita all’ager Aecanus nel Tavoliere di Puglia

 

Giuseppe Ceraudo

 

Il Laboratorio di “Topografia antica e Fotogrammetria” dell’Università del Salento, in questi anni ha indirizzato la propria attività di ricerca verso l’acquisizione di criteri metodologici e di tecnologie moderne da applicare alla conoscenza e alla catalogazione dei beni esistenti sul territorio. Inoltre il Laboratorio è uno dei pochi centri operativi esistenti in Italia per la cartografia finalizzata all’archeologia, impostato per rispondere alle necessità sopra descritte e per produrre basi cartografiche (realizzate in prima persona da operatori archeologi) sviluppate al massimo livello tecnologico attuale, supporto ideale per la redazione di carte archeologiche e funzionale alla creazione ed alla gestione del catasto archeologico.

Con il sostegno e con contributi del Consiglio Nazionale delle Ricerche e dell’Università di Lecce, nasce il «Progetto Via Traiana»: ricerca che interessa il territorio attraversato dall’importante arteria stradale romana; lo studio viene condotto seguendo il patrimonio di esperienze della topografia antica, metodologicamente e tecnicamente aggiornate.

Seguendo ovviamente le fonti tradizionali per questo tipo d’indagine, l’innovativo approccio metodologico alle problematiche archeologiche del territorio è qualificato dall’attenzione verso alcune nuove tecnologie - in particolare verso i sistemi di remote sensing - e dall’avvio di ricognizioni aeree finalizzate all’acquisizione di dati inediti dal territorio.

Con l’intento di rinnovare tale filone di ricerca, pur senza perdere di vista gli obiettivi fondamentali di conoscenza da raggiungere attraverso l’indagine topografica sul territorio, va ribadito che questo tipo di attività viene necessariamente supportato dalle consolidate tecniche di ricognizione diretta sul terreno. Infatti, uno degli elementi che più qualifica la topografia d’indirizzo archeologico è proprio la ricognizione sul campo, integrale e sistematica.

 Ai risultati delle ricognizioni sono stati applicati nuovi metodi di registrazione anche cartografica, delle presenze e della distribuzione delle testimonianze archeologiche, tenendo conto anche delle assenze e dei fattori geografico-ambientali che possono aver influenzato, condizionato, limitato o impedito la lettura diretta sul terreno, descrivendone il grado di leggibilità in carte delle “visibilità” del terreno ricognito.

Inoltre, per agevolare le operazioni di schedatura sul terreno, è attualmente in corso di implementazione e sperimentazione un nuovo software di supporto alla ricognizione topografica (denominato Ulixes), sviluppato e concepito per girare su sistemi compatti (PC palmari e tablet PC). Questo software è capace di registrare i segnali GPS, restituendo in tempo reale e con una precisione metrica la propria posizione su una cartografia raster o vettoriale che può essere inserita nel palmare, proprio come si fa con le cartografie del diffusissimo TOMTOM.

Il sistema comprende al suo interno un modulo per l'acquisizione delle schede di Unità Topografica che associa automaticamente la posizione del rinvenimento alla sua descrizione: al momento di registrare un'evidenza archeologica, quindi, viene immediatamente creata una nuova scheda, che assumerà il suo numero di catalogo ed assocerà immediatamente la posizione, la data e l'ora di acquisizione.

In sintesi, l’attività si è sviluppata in laboratorio e sul terreno secondo le seguenti linee di ricerca e strategie d’azione, si fa cenno solo delle più significative (fig. 1):


• Esplorazione archeologica del territorio mediante ricognizione diretta sistematica

• Uso e applicazioni specialistiche della fotografia aerea verticale ed obliqua e della cartografia

• Ricognizione aerea a bassa quota

• Fotogrammetria finalizzata all’archeologia

• Applicazioni informatiche (Banca Dati e Sistema Informativo Territoriale)

 

Il “Progetto Via Traiana

 

Il “Progetto Via Traiana”, avviato nell’autunno del 2004, si inserisce tra le attività di ricerca portate avanti dal LabTAF. La necessità di affrontare secondo un’impostazione organica, analitica e sistematica il problema della ricostruzione del tracciato della via Traiana, è all’origine dell’“indagine aerotopografica”.

Le ricerche, quindi, sono state condotte lungo tutto l’antico asse viario, voluto dall’imperatore Traiano nel 109 d.C. per collegare con un percorso più agevole - anche se più lungo - Benevento con Brindisi, in alternativa al percorso più interno e tortuoso della via Appia (fig. 2).


 

Si trattò sicuramente di un’impresa portata a termine in diversi anni di lavoro, anche sistemando assi stradali preesistenti: l’anno di inizio delle operazioni - il 109 d.C. - si evince dalla XIII tribunicia potestas di Traiano, carica indicata nelle iscrizioni sui miliari; mentre la dedica dell’arco di trionfo offerto all’Imperatore da parte del Senato e del Popolo romano a Benevento, posto all’imbocco della strada, è del 114 d.C. Su alcune monete emesse a partire dal 112 d.C. è rappresentata sul rovescio la personificazione della via Traiana (fig. 3): questa è raffigurata come una figura femminile distesa poggiata su una sporgenza rocciosa che potrebbe simboleggiare le montagne dell’Appennino attraversate dalla strada, con la mano destra a sostenere una ruota poggiata sulle gambe (chiaro riferimento al viaggio per via di terra), mentre nella sinistra regge un ramoscello dal tronco nodoso (probabilmente di ulivo, coltura tipica della regione pugliese, punto d’arrivo della via); con la legenda S(enatus) P(opulus)q(ue) R(omanorum) optimo principi. Via Traiana.


 

Lo studio aerotopografico ha toccato tutti i principali centri e stazioni interessati dal passaggio della strada. Dopo Beneventum, con Capua principale nodo stradale in Italia meridionale, partendo dall’arco trionfale di Traiano all’imbocco della strada (fig. 4), troviamo Aequum Tuticum in località Sant’Eleuterio nel comune di Ariano Irpino, quindi la Mutatio Aquilonis da identificarsi con Masseria San Vito, nei pressi delle sorgenti del fiume Aquilo odierno Celone, stazione che segnava il finis Apuliae et Campaniae e costituiva la stazione in cui la strada raggiungeva il punto altimetrico più elevato, a quasi 1000 m di altezza s.l.m. Lasciata Masseria San Vito, la Traiana discendeva verso il Buccolo di Troia, puntando diritta verso Aecae (altro importante nodo viario), la moderna Troia (fig. 5).


Figure 4


Figure 5

 

Da Aecae, con lunghi rettifili in un territorio ormai quasi completamente pianeggiante, la via toccava prima Herdonia (Ordona) (fig. 6);


 

poi, dopo aver superato con un ponte (ricostruito in età medievale e ancora conservato) il fiume Ofanto - antico Aufidus - sopraggiungeva a Canusium (Canosa). Quindi Rubi (Ruvo di Puglia), Butuntum (Bitonto) e Barium (Bari). Qui la strada raggiungeva il litorale adriatico e lo costeggiava incontrando alcune stazioni costiere prima di giungere ad Egnathia (Egnazia). La via Traiana terminava la sua corsa a Brundisium (fig. 7), il più importante porto italiano per l’oriente, kaput viae opposto a Beneventum con un percorso totale di 206 miglia romane pari a poco meno di 305 km.


 

L’impresa, evidentemente di notevole impegno economico, fu realizzata anche con un imponente sforzo tecnico, sia nella costruzione della massicciata stradale e della sua lastricatura in corrispondenza dei passaggi all’interno o nei pressi delle città, sia nella realizzazione delle infrastrutture necessarie. Diversi ponti, tra i più imponenti realizzati in Italia nell’antichità, furono costruiti per il superamento dei principali corsi d’acqua incontrati.

Da considerare, inoltre, la collocazione di colonne miliarie lungo tutto il percorso e di epigrafi commemorative sulle testate dei ponti attraversati, iscrizioni attraverso le quali si mirava ad esaltare il carattere evergetico dell’impresa promossa dall’imperatore e che qualificavano la costruzione della strada come un evento di grande rilevanza nell’ambito dei programmi imperiali. Degli oltre 200 miliari collocati lungo il percorso, ce ne sono giunti circa un terzo, con l’iscrizione che varia soltanto per l’indicazione del numero del miglio posto sulla prima riga del cippo: Imp(erator) Caesar / Divi Nervae f(ilius) / Nerva Traianus / Aug(ustus) Germ(anicus) Dacic(us) / Pont(ifex) Max(imus), tr(ibunicia) pot(estate) / XIII, imp(erator) VI, co(n)s(ul) V / p(ater) p(atriae) / viam a Benevento / Brundisium pecun(ia) / sua fecit.

Altre iscrizioni rinvenute lungo il percorso rimandano ad interventi di restauro ai ponti ed alla strada promossi dagli imperatori correggenti Settimio Severo e Caracalla (210 d.C.), dai Tetrarchi (fine III-inizi IV sec. d.C.) e da Costantino ( 313-314 d.C.).

Le diverse tappe della via Traiana, anche con l’indicazione delle distanze, sono ben registrate in tre Itinerari antichi: l’Itinerarium Antonini, l’Itinerarium Burdigalense e la Tabula Peutingeriana.

Oltre all’attività sul terreno, grande spazio è stato dedicato - come di consueto - all’analisi specialistica della fotografia aerea verticale, strumento fondamentale per la conoscenza e la documentazione negli studi di “topografia archeologica”, che con le sue applicazioni rappresenta una delle fonti che ha offerto la maggior quantità di risultati utili per gli studi del settore.

L’attività di ricerca del laboratorio leccese legata alle immagini aerorilevate, non è stata limitata soltanto al reperimento di foto aeree verticali. Più di recente in Italia l’abrogazione del “Regio Decreto” del 1939 in materia di riprese aeree, avvenuto nel dicembre del 2000, è da considerare tra i cambiamenti più significativi nel nostro campo specifico, ed ha finalmente aperto anche nel nostro Paese le frontiere dei voli di ricognizione aerea a bassa quota e della ripresa di immagini oblique.

Tale cambiamento della legislazione ed accordi con Istituzioni o Associazioni abilitate al volo, hanno permesso di monitorare e documentare con voli mirati l’intera area oggetto della ricerca. Poter scegliere il momento migliore per volare ha consentito di seguire lo sviluppo della crescita della vegetazione (grano in particolare) e quindi di operare nel momento in cui la visibilità delle tracce degli elementi sepolti era più elevata. I risultati più interessanti e le immagini più eclatanti sono stati ottenuti nel tratto della via Traiana compreso tra Aecae ed Herdonia in provincia di Foggia, ed il mese di maggio si è rivelato particolarmente favorevole per la lettura delle tracce in questo settore del Tavoliere pugliese. Infatti la favorevole combinazione tra la composizione geologica del terreno (costituito nel sottosuolo da uno strato calcareo detto crusta) ed il tipo di coltura prevalente cerealicolo, determina il momento di massimo sviluppo prima della maturazione completa della pianta in questo frangente, e fa si che questa venga leggermente ritardata dalla presenza di umidità residuo nei fossati e nelle altre depressioni del terreno, le quali vengono marcate da un tono sensibilmente più scuro nitidamente visibile osservando i campi dall’alto.

Dal maggio del 2005, pertanto, è stato avviato uno specifico programma di ricognizione aerea del territorio, con rilevamento fotografico a bassa quota e con riprese aeree oblique lungo tutta l’arteria stradale. Le migliaia di immagini prospettiche finora realizzate in diversi voli dedicati, in aggiunta alle immagini aeree planimetriche già a disposizione, hanno permesso - per alcuni settori -una ricostruzione particolareggiata della strada e di implementare in maniera consistente l’archivio aerofotografico, modulo strutturato all’interno del Sistema Informativo Territoriale del LabTAF.

Per la via Traiana, la presenza di fonti letterarie ed epigrafiche, degli itinerari antichi, di numerosi miliari, di toponimi, di fonti medievali, della cartografia storica e - come già detto - di immagini aeree di tipo diverso, in collegamento stretto con la ricerca archeologica condotta sul terreno hanno permesso una ricostruzione molto dettagliata del tracciato, consentendo il confronto e l’integrazione dei dati con quanto già riferito da autorevoli studiosi sulla base delle fonti itinerarie in nostro possesso. Per l’identificazione sul terreno di questa importante arteria resta fondamentale il lavoro di Thomas Ashby all’inizio del XX secolo, che ne ripercorse integralmente il cammino dandone una descrizione completa e abbastanza dettagliata, in particolare dei resti della massicciata stradale e delle opere infrastrutturali ad essa collegate, mentre per il tratto da Troia fino a Ordona, non è possibile fare a meno della ricostruzione topografica proposta da Giovanna Alvisi nell’ambito di un articolato studio sulla base delle immagini aerofotografiche sulla viabilità romana della Daunia.

In aggiunta a questo tipo di ricerca integrata - ampiamente collaudata in innumerevoli studi di dettaglio -, credo sia ormai opportuno mettere a profitto quelle potenzialità che le moderne tecnologie legate all’informatica, ed in modo particolare alla realizzazione di cartografie numeriche, ci consentono di utilizzare. Le carte analitiche, ormai totalmente tridimensionali, non solo nella sostanza ma anche nella forma (attraverso elaborazioni di specifici software), permettono di effettuare con la massima precisione misurazioni complesse su modelli digitali del terreno, in cui vengono prese in considerazione le distanze non proiettate su di un piano, ma nel loro reale sviluppo altimetrico, calcolando la misura sui dislivelli che è possibile incontrare lungo il tracciato di un asse stradale, certo o ricostruito, con le sue varianti.

Questo tipo di procedura, replicabile in tutti quei contesti in cui la morfologia moderna non sia stata completamente stravolta rispetto a quella antica, verrà applicato per ricostruire tutto il percorso della via Traiana, ed in particolare è stato già sperimentato nel tratto Aecae-Herdonia (fig. 2). La porzione di terreno interessata dal passaggio della via antica, comprese le possibili varianti, è stata modellata in 3D, adagiandovi sopra la linea della strada, a quel punto misurabile nel suo reale sviluppo e nella sua reale estensione plano-altimetrica.

L’Itinerarium Antonini riporta per questo segmento la distanza di 19 miglia, mentre nell’Itinerarium Burdigalense sarebbero 18 le miglia che separano Aecae da Herdonia: dai dati in nostro possesso la prima misura, dal centro delle due città, circa 28 km pari a quasi 19 miglia (di poco arrotondata per eccesso), sembra essere quella più verosimile.

 

La via Traiana nel tratto Aecae-Herdonia

Il tratto Aecae-Herdonia della via Traiana non mostra particolari problemi sull’identificazione topografica del suo tracciato, con l’agevolazione di una sostanziale concordanza degli Itinerari; inoltre è interessato da una cospicua documentazione aerofotografica, che per quantità e leggibilità di tracce risulta basilare per un più preciso tentativo di ricostruzione del percorso.

La strada romana è ben riconoscibile, sopravvissuta in percorsi moderni ed in traccia, in una serie di strisciate di voli diversi - storici e recenti - e in numerose foto oblique realizzate nel corso delle recenti ricognizioni aeree. Tutto questo materiale, ricchissimo di tracce direttamente o indirettamente collegabili alla strada antica, permette di documentare e seguire l’intero percorso fino a Herdonia.

La via Traiana, valicati gli Appennini e oltrepassate le alture di Buccolo di Troia poste ad O della moderna città di Troia, attraversava per tutta la sua lunghezza la collina su cui sorgeva il centro antico di Aecae, in direzione O-E, ponendosi come asse generatore dell’impianto urbano. Scarsi resti del basolato stradale sono stati rinvenuti ancora in situ lungo il Corso Regina Margherita, a conferma del fatto che l’attuale corso di Troia si sovrappone sostanzialmente all’antica strada romana e ne costituisce la sopravvivenza.

Tornando al tracciato della via Traiana, l’analisi delle foto aeree e la verifica sul terreno delle due possibili soluzioni di percorso già descritte e di possibili varianti, permettono di avanzare con una certa sicurezza la seguente ricostruzione (fig. 8).


 

Lasciata Aecae, l’antico asse si può seguire percorrendo l’attuale tratturo dell’Incoronata, più o meno combaciante con la strada moderna, di recente asfaltata (fig. 9). La strada, dopo aver incrociato la moderna statale (S.S. 90 “delle Puglie”), confluisce, come già anticipato, in uno dei cardini della centuriazione attribuita all’ager Aecanus (v. infra).


 

La Traiana abbandona l’asse centuriale piegando leggermente a SE in direzione della sella posta a ridosso della Masseria Ponte Albanito, a sua volta situata sul ciglio dell’alta costa fluviale e punto obbligato di passaggio per poter scendere giù nella valle del Cervaro (fig. 10).


 

Si giunge così nella estesa pianura attraversata dai fiumi Cervaro - l’antico Cerbalus - e Carapelle, i cui corsi d’acqua si sono spostati col passare dei secoli di diverse centinaia di metri rispetto al loro corso in età romana: il primo risulta oggi più a N di circa m 500, mentre il secondo più ad SE di circa m 1.000 (fig. 11). La via Traiana li scavalcava con due ponti, simili per tecnica costruttiva (veri e propri pontes longi), caratterizzati da imponenti sopraelevazioni i cui resti in rovina sono tuttora visibili in piena campagna.


 

La ricostruzione del percorso qui non desta particolari problemi in quanto è proprio la posizione dei due ponti ancora conservati, che in qualche modo permette di stabilire la traiettoria pressoché rettilinea della via antica, ma è soprattutto la sorprendente leggibilità della traccia della strada antica ancora nitidamente visibile su foto aeree IGM del 1953 e del 1954-55 che ne consente una riproduzione molto precisa (fig. 12).


 

Superato il Carapelle, la Traiana entrava in Herdonia attraverso la porta Nord, i cui resti sono visibili ai piedi delle colline in corrispondenza dell’avvallamento naturale che separa le due alture (fig. 13). Il tratto urbano, lungo circa m. 350, è interamente basolato; una volta raggiunto l’angolo settentrionale del Foro della città, l’asse stradale piegava ad angolo retto verso NE, per poi uscire dalla porta Nord-Est dirigendosi verso l’agro di Cerignola e quindi verso Canusium.


 

La centuriazione attribuita all’ager Aecanus

Del tutto eccezionale la leggibilità e la ricchezza delle tracce del reticolo agrario, visibili sia sulle strisciate del “volo base”, riprese nel maggio 1955, sia sulle immagini oblique effettuate nel corso delle recenti ricognizioni aeree. Questa estesa divisione agraria organizzata in centurie regolari di 20 actus di lato, con orientamento SO-NE condizionato dall’andamento del sistema idrografico locale, si estende su una vastissima superficie tra i fiumi Vulgano, Celone e Cervaro, calcolata da Giulio Schmiedt pari a circa 12.500 ha, dalle pendici orientali di Monte S. Vicenzo (circa 5 km a NE di Troia) fino a lambire la periferia meridionale di Foggia, ma che va sicuramente allargata verso O, alla luce dei nuovi elementi riscontrati in traccia sulle immagini aeree, perlomeno sino alle alture ad oriente di Monte Titoloni e Monte Calvello.

L’attribuzione della divisione agraria ad Aecae sostenuta dallo Schmiedt non può essere considerata del tutto certa. Ritengo che il sistema agrario possa corrispondere ad un disegno di divisione unitaria del territorio, paragonabile a diversi casi di centuriazioni molto vaste che includono in un unico catasto il territorio di più comunità antiche anche a statuto differente. In questo settore, infatti, le fonti gromatiche ricordano oltre all’ager Aecanus, anche l’ager Arpanus (Arpi è situata a circa 6 km a N/NE di  Foggia) e Collatinus, che nella seconda redazione del Liber Coloniarum viene indicato come ager Conlatinus, qui et Carmeianus, in genere identificato con S. Lorenzo in Carmignano, centro situato a circa 5 km a S-SE di Foggia.

Pertanto, pur non  scartando l’attribuzione di una parte della limitatio al centro di Aecae, va presa in esame la possibilità che altre porzioni della centuriazione potessero essere riferite all’ager Arpanus ed all’ager Collatinus/Carmeianus, con elementi di attendibilità non inferiori a quelli che ne hanno permesso il riconoscimento con l’ager Aecanus.

La coincidenza del percorso della via Traiana con uno dei cardini della divisione agraria permette di considerare con certezza sia l’anteriorità della limitatio (di età graccana o, più probabilmente, tardo-repubblicana) rispetto alla sistemazione traianea dell’arteria stradale, ma anche la sua continuità d’uso fino ad età imperiale avanzata.

 

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